About comprensione dell’animale uomo: quel ferrovecchio inutile chiamato Logica
Quale è stato il periodo più felice della mia vita? Quello in cui il mio umore, la mia salute, la mia creatività, la mia energia, la mia voglia di vivere, insomma, tutta la mia persona, era in stato di grazia? Mmmmm fammi pensare…Ah si! Quella volta…quella volta che per chissà quale magia strana, chissà quale strana congiunzione di eventi, fato, destino, volontà proprie e influssi di volontà altrui…si si….ora ricordo bene, ora….quella volta…
Non ho mai provato felicità tanto grande, la mia persona non è mai stata più bella e curata sotto tutti i punti di vista, come quella volta che mi dimenticai completamente di me stesso.Sai, mi sento piccolo e debole, mi sento un granchio alla deriva. Forse perchè sono realmente profondamente cresciuto. E sono realmente profondamente più grande, più forte, meno granchio alla deriva di prima. E infatti, appunto per questo, solo ora capisco quanto io sia piccolo e debole e granchio alla deriva.
Tu che sai di essere debole e privo di forza di volontà probabilmente sei più forte e dotato di forza volontà rispetto a quelli che pensano di essere forti e dotati di forza di volontà.
La Vertigine forse è la sofferenza più bella che si possa provare. Per provarla, bisogna essere arrivati su su su, e da lì, poi, accorgersi che sotto c’è l’abisso, e che basta un niente per cadere giù. Quel mancamento, quel tremore, lì sta lo stupore, la meraviglia, la potenza e l’immane fragilità della vita vera. L’esperienza dà un senso di angoscia tremendo, manca la terra sotto i piedi, letteralmente, ma bisogna essere fieri di essere riusciti a provare certe cose. Non è da tutti, infatti, sfiorare vette di felicità capaci di produrre vertigini. Gran parte delle persone, infatti, non vivrà mai la fortuna di certe altezze
Voci raccolte per strada
Un uomo che riesce a regalarti la paura è tanto grande quanto un uomo che riesce a regalarti la felicità. La paura carnale. La paura di vivere! La vita è una mantide che brucia quelli che più la amano, se li prende, e più ci si avvicina al nocciolo, più si va in alto, più qualcosa si oppone. Forse non c’è abbastanza posto…Soffrire così tanto per quella cosa, LA COSA che si è intravista e che non si vede più, che non si sa più come prendere, lontana, fuggita.
Vinicio Capossela
Il dramma mi influenzava sempre stranamente, sempre destava in me il senso del ridicolo, specie quando era motivato dall’amore. Forse per questo, nei momenti di disperazione, riuscivo sempre a ridere di me stesso. Non appena prendevo la decisione di agire, diventavo un’altra persona…l’attore. E naturalmente esageravo ogni volta nell’interpretare la parte.
Presumo che, in ultima analisi, questo comportamento bizzarro fosse basato su un disprezzo inguaribile per l’inganno; odiavo trarre in inganno la gente, anche se questo significava salvare la mia pelle. Vincere la resistenza di una donna, indurla ad amarti, destarne la gelosia, riconquistarla…era contrario alla mia natura riuscire in queste cose ricorrendo, sia pure inconsciamente, a sistemi illegittimi. Non provavo alcuna sensazione di trionfo o di soddisfazione se la donna non si arrendeva volontariamente. Ero sempre stato un pessimo corteggiatore. Mi scoraggiavo facilmente, non perchè dubitassi delle mie capacità, ma perchè ne diffidavo. Volevo che fosse la donna a venire a me; volevo che fosse lei a fare gli approcci. Nessun pericolo che divenisse troppo audace! Quanto più temerariamente concedeva se stessa, tanto più l’ammiravo. Odiavo le vergini e le violette schive. La femme fatale ..ecco il mio ideale.
Come odiamo ammettere che nulla ci farebbe più piacere dell’essere schiavi! Schiavi e padroni al contempo! Perchè, anche nell’amore, lo schiavo è sempre il padrone camuffato. L’uomo che deve conquistare la donna, soggiogarla, piegarla alla sua volontà, plasmarla a seconda dei suoi desideri…non è lo schiavo della sua schiava?
Come è facile alla donna, in una relazione del genere, capovolgere l’equilibrio delle forze! La mera minaccia di indipendenza da parte della donna, e il galante despota è preso dalla vertigine. Ma se i due riescono a gettarsi incautamente l’uno nelle braccia dell’altro, senza nulla nascondere e tutto abbandonando, se ammettono l’uno con l’altro di essere interdipendenti, non godono forse di una grande e inaspettata libertà?
L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo in avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per diventare un eroe.
E un uomo come questo stupisce se stesso non di rado, quando giunge il momento della prova cruciale, constatando di non sapere cosa sia la paura. Essendosi liberato del timore di considerarsi un codardo, non lo è più; occorre soltanto la dimostrazione per provare la metamorfosi. La stessa cosa accade nell’amore. L’uomo che ammette non soltanto con se stesso, ma anche con i suoi simili, e persino con la donna adorata, di poter essere fatto girare intorno al dito mignolo delle donne, di essere indifeso per quanto concerne l’altro sesso, il più delle volte scopre che invece è il più forte dei due.
Nulla piega più rapidamente una donna della resa completa. La donna è preparata a resistere, ad essere assediata; le è stato insegnato a comportarsi così. Quando non si imbatte in alcuna resistenza, cade a capofitto nella trappola. Potersi concedere interamente e completamente è il più grande lusso che offra la vita. Il vero amore inizia soltanto a questo punto di dissoluzione…
Per diventare il grande amatore, colui che magnetizza e catalizza, il centro accecante e l’ispirazione del mondo, occorre anzitutto sperimentare la saggezza profonda dell’essere un completo allocco.
L’uomo condotto dal suo grande cuore alla follia e alla rovina è irresistibile per la donna.
Sexus, Henry Miller, 1949
